silvana mangano






Insieme a Enrico Pieruccini ho selezionato una lista di film inerenti alla danza: ci sono musical come Un americano a Parigi, ballet film come Scarpette rosse o Il sole a mezzanotte, ma anche classiche commedie hollywoodiane come La signora di mezzanotte (che ha per protagonista una ballerina) o film come Salomè di William Dieterle dove la protagonista è un'inedita danzatrice, in questo caso Rita Hayworth alle prese con la danza dei sette veli. La lista, particolarmente eterogenea, può essere il punto di partenza per analizzare i complessi rapporti esistenti tra il cinema e la danza.
Maria Grazia Garofoli

© www.mggarofoli.it

cinema e danza A-L



All that jazz (USA 1979) di Bob Fosse con Roy Scheider, Jessica Lange, Ann Reinking, Leland Palmer, Erzsebet Foldi. Joe Gideon, regista-coreografo con un debole per le donne è impegnato contemporaneamente nel montaggio di un film e nell'allestimento di un musical a Broadway. Più che con il cibo si tiene su con pacchetti di sigarette e compresse di dexedina. Un infarto lo costringerà in ospedale dove morirà passando attraverso cinque fasi: ira, rifiuto, trattativa, disperazione e accettazione. Entusiasmanti le parti danzate, in puro stile jazz, a firma di Bob Fosse: dalla mega-audizione iniziale al duetto di Ann Reinking (amante di Joe) con la piccola Erzsebet (figlia di Joe), dagli assoli della attempata Palmer al sensualissimo balletto Air Rotica su Take off with us.
Ottimo film – nonostante il magniloquente narcisismo di Fosse – vincitore di quattro Oscar e Palma d'oro a Cannes nel 1980.


Un americano a Parigi (An american in Paris, USA 1951), di Vincente Minnelli con Gene Kelly, Leslie Caron, Oscar Levant, Nina Foch, Georges Guétary. In una Parigi anni Cinquanta nasce l'amore tra uno squattrinato pittore americano e una commessa di profumeria. Lui però si sente in debito con una riccona-mecenate che è innamorata di lui, e lei con un uomo a cui deve tutto. Musiche di Gershwin e balletti con stupende coreografie di Kelly spesso ispirate agli impressionisti francesi. Cinque Oscar , tre milioni di dollari di costo, seicentomila solo per il balletto finale.


Anna (Italia 1952) di Alberto Lattuada con Silvana Mangano, Vittorio Gassman, Raf Vallone, Gaby Morlay, Jacques Dumesnil, Pietro Lulli. Anna, ballerina di night-club, è divisa tra l'amore puro che le dimostra Andrea e quello carnale di Walter. Quando Andrea uccide Walter lei prende i voti di suora, ma anni dopo, per un'operazione, Andrea capita nell'ospedale dove la religiosa presta servizio e rinasce l'amore. Per la cronaca questo melodrammone fu il primo film italiano a incassare più di un miliardo sul mercato nazionale e a essere distributo doppiato negli Stati Uniti.


Anna Pavlova (URSS 1983), di Emil Lotianu con Galina Beliaeva, Martin Scorsese, James Fox, Jacques Debary, Sergej Sciakurov. La vita della mitica ballerina russa illustrata con dovizia di particolari in una sorta di affresco che va dall’infanzia alla morte. Accanto alla protagonista (selezionata tra cinquanta ballerine dotate anche di doti attorali), oltre duecento danzatori e danzatrici, centinaia di comparse e, con barba e baffi alla Toulouse-Latrec, Scorsese nel ruolo di un dispotico direttore di teatro amico di Enrico Caruso.


A scuola di ballo (Stepping out, USA 1991) di Lewis Gilbert con Liza Minnelli, Shelley Winters, Bill Irwin, Ellen Greene, Julie Walters, Robyn Stevan, Sheila McCarthy. Piombata nell'anonimato dopo essere stata una star del tip tap, un'ex ballerina apre a Buffalo una scuola di ballo e forma una compagnia di tutto rispetto. Il film è una pallida copia di Saranno famosi.


Ballando ballando
(Le bal, Francia-Italia-Algeria 1983), di Ettore Scola, intrepreti ventitré attori-mimi-danzatori del Théâtre du Campagnol. In una sala da ballo alla periferia di Parigi vengono rivisitati a passo di danza cinquant'anni di storia e di cronaca: dal maggio del 1936 quando si festeggia la vittoria del Fronte Popolare all'occupazione nazista, dagli orrori della seconda guerra mondiale alla liberazione, dagli anni Cinquanta al 1968, fino agli anni Ottanta. Tutti momenti senza parole scanditi solo dalla musica e dalla danza: dai valzer e dai tanghi alla malinconica Lili Marlène, dal boogie-woogie di Glen Miller al mambo, al bajon al cha-cha-cha fino al twist e alla disco-music.


La bellezza di Ippolita (Italia-Francia 1962) di Giancarlo Zagni con Gina Lollobrigida, Enrico Maria Salerno, Milva, Carlo Giuffrè. Ippolita, ballerina sposata con un benzinaio che la tradisce, si vendica raccontandogli le proprie scappatelle, alcune vere e altre inventate. Commedia "spregiudica e grassoccia" (così la definisce Morandini) tratta dall'omonimo romanzo di Elio Bartolini del 1955.


Billy Elliot (G.B. 2000), di Stephen Daldry con Jamie Bell, Gary Lewis, Jamie Draven, Julie Walters, Jean Haywood, Stuart Wells. Nel 1984 a Durham (Nordest dell'Inghilterra) è in corso un lungo e vano sciopero dei minatori contro il governo conservatore della Thatcher. In contrasto con l'ambiente che lo circonda, l'undicenne Billy Elliot, orfano di madre, figlio e fratello di minatori, sembra nato per danzare. Aiutato da una maestra locale supera un'audizione e viene ammesso alla scuola del Royal Ballet. Quattordici anni dopo, al Covent Garden, interpreta il Lago dei cigni con la coreografia di Matthew Bourne. Il film segna l'esordio di Daldry (noto regista teatrale) nel cinema. Scrive il Morandini: «Tipico esempio di film riuscito e di grande successo che lascia tiepidi i critici. Ha tutto per piacere: percorso a ostacoli con vittoria finale; contrasto tra l'aspirazione alla bellezza (musica e danza) e l'aspro sfondo sociale; luoghi comuni (non tutti i ballerini sono gay). La carta vincente è il piccolo J. Bell ma il merito è anche di Daldry e della sua brillante e cangiante scrittura registica».


The blues brothers (USA 1980), di John Landis con John Beluschi, Dan Aykroyd, Cab Calloway, Ray Charles, Aretha Franklin. Un autentico cult non solo per i fan di Beluschi. La coppia protagonista, forse la più grande "combinaguai" della storia del cinema, dà vita a numeri danzati con passi così strampalati e anomali da rasentare però, paradossalmente, la pura musicalità balanchiniana: tutto in chiave blues. Tra le apparizioni fugaci quella di Steven Spielberg e di Twiggy.


Bolero (Les uns et les autres, Francia 1981) di Claude Lelouch con Robert Hossein, Nicole Garcia, Geraldine Chaplin, James Caan, Daniel Olbrychski, Macha Méril. Nel corso delle vicende di quattro famiglie accomunate dall'amore per la musica nel periodo 1936-1980 c'è anche il confronto tra due boleri: quello celebre di Béjart interpretato da Jorge Donn e quello che contrappone, nel 1937, due ballerine del Bolscioi.


Il boxeur e la ballerina (Movie movie, USA 1978), di Stanley Donen con George C. Scott, Barbara Harris, Trish Van Devere, Eli Wallach, Art Carney. Non è una storia che ha per protagonisti un boxeur e una ballerina: è uno spettacolo doppio, con due storie diverse, come si usava negli anni 30. Nella prima (Dynamithe hands) un avvocato che ha il pugno proibito si dà alla boxe per pagare alla sorella un delicato intervento agli occhi. Nella seconda (Baxter's Beauties of 1933) un celebre produttore che mette in scena il suo ultimo musical riconosce in una ballerina la figlia perduta e muore felice tra le sue braccia. Il primo episodio gioca sugli stereotipi dei melodrammi pugilistici, il secondo ricostruisce a meraviglia, con le coreografie di Michael Kidd, l'estetica di Busby Berkeley.


Breakdance (Breakin', USA 1984), di Joel Silberg con Lucinda Dickey, Adolfo "Shabba Doo" Quinones, Michael Chambers. Una cameriera che lavora in una tavola calda sa anche meravigliosamente danzare. Conosce due ballerini di breakin', si unisce a loro e il trio vince un concorso. La vicenda è un pretesto per tenere insieme i numeri di danza.


Breakdance II (Breakin' 2: Electric Boogaloo, USA 1984), di Sam Firstenberg con Lucinda Dickey, Adolfo "Shabba Doo" Quinones, Michael Chambers, Susie Bono. Un gruppo di amici rimette in sesto un edificio abbandonato e ne fa un centro ricreativo ma il Comune li ostacola perché il piano urbanistico prevede la demolizione della costruzione. Seguito di Breakdance realizzato addirittura nello stesso anno "per non lasciar passare troppa acqua sotto i ponti di un breve successo" commenta il Morandini.

gina lollobrigida

Cappello a cilindro (Top hat, USA 1935) di Mark Sandrich con Fred Astaire, Ginger Rogers, Helen Broderick, Edward Everett Horton, Eric Blore. Giunto a Londra da Broadway per interpretare il suo ultimo successo, un attore conosce Dale, un'affascinante modella, e se ne innamora. Lei però, scambiandolo per il marito di una sua amica, lo tiene a distanza. Da qui una lunga serie di equivoci a catena che fanno di questo film una delle migliori interpretazioni della coppia Astaire-Rogers.


Carioca (Flying down to Rio, USA 1933) di Thornton Freeland con Dolores Del Rio, Fred Astaire, Ginger Rogers. Fred Astaire e Ginger Rogers non furono le "stelle" di questo film (nei titoli di testa non sono primi) ma furono determinanti per il suo successo. Particolarmente celebri due numeri: Carioca, in cui danno lezione di danza agli imbranati ballerini di un locale notturno, e Flying down to Rio dove Ginger canta sulle ali di un aereo circondata da ballerine che danzano e da trapezisti che si lanciano da un aereo all'altro. Frase di lancio: "un film che sale in cielo sulle ali della canzone".


Carmen story (Carmen, Spagna 1983), di Carlos Saura con Antonio Gades, Cristina Hoyos, Paco De Lucia e Laura Del Sol dal racconto omonimo di Merimée. Antonio, celebre coreografo, è alla ricerca di una danzatrice flamenca che interpreti Carmen. Finalmente trova la ballerina ventenne, affascinante e sensuale che aveva sempre sognato. Ma finzione e realtà s'intrecciano: e tra Cristina, maître di ballet che non accetta di essere soppiantata dalla nuova venuta, e Carmen divampa la rissa. Carmen sfregia la rivale-maestra e viene arrestata dallo stesso Antonio che intanto è diventato don Josè. Dopo l'amore la gelosia: Antonio - don Josè uccide il marito di Carmen (uno spacciatore di droga) e anche lei, rea di averlo tradito con un torero. Come nel precedente Nozze di sangue, la coreografia è puro flamenco con qualche concessione all'accademico.


Chorus line (A chorus line, USA 1985), di Richard Attenborough con Michael Douglas, Alyson Reed, Terrence Mann. Venti ballerini partecipano a un'audizione per uno spettacolo musicale: soltanto otto di loro saranno scelti e la selezione si trasforma in una sorta di psicodramma.Il film è tratto dal superpremiato musical di N. Dante e J. Kirkwod che a Broadway polverizzò ogni record di durata. La regia di Attenborough "rispetta la danza – sottolinea il Morandini – ma non la esalta". Tra i numeri migliori At the ballet, Nothing e Surprise. Nel ruolo di Zach, il regista selezionatore, un quarantunenne Michael Douglas mentre la Reed è Cassie, sua ex fidanzata ed ex ballerina di successo. Zach non ha il minimo riguardo verso Cassie e lei è costretta a sudare sette camicie.


La contessa scalza (The barefoot contessa, USA 1954) di Joseph L. Mankiewicz con Ava Gardner, Humphrey Bogart, Edmond O'Brien, Valentina Cortese, Rossano Brazzi, Marius Goring, Alberto Ravagliati e Franco Interlenghi. In un locale spagnolo un regista americano scopre un'affascinante ballerina che danza scalza e la lancia come star hollywoodiana. Un melodramma a tinte forte incentrato sulle frustrazioni sessuali della protagonista.


La danza incompiuta (The unfinished dance, USA 1947)di Henry Coster con Margaret O'Brien, Cyd Charisse, Danny Thomas, Karin Booth ed Esther Dale. Un'allieva di una scuola di danza (M. O'Brien) ha per idolo una ballerina étoile (C. Charisse). Durante una rappresentazione del Lago dei cigni l'allieva provoca un incidente in cui rimane ferita la rivale della sua prediletta. Remake hollywoodiano di Fanciulle alla sbarra (La mort du cygne, 1938) di Jean Benoît-Lévy tratto da un racconto di Paul Morand.


Danzon (Danzón, Messico 1991) di Maria Novaro con Maria Rojo, Carmen Salinas, Blanca Guerra, Tito Vasconcelos, Margarita Isabel. Quarantenne appassionata di ballo da sala, lascia Città del Messico e si trasferisce a Vera Cruz alla ricerca del suo partner preferito scomparso senza lasciare traccia. Una storia d'amore e di ballo in chiave molto femminile.


Dirty Dancing - Balli proibiti (Dirty dancing, USA 1987), di Emile Ardolind con Jennifer Grey e Patrick Swayze. È il 1963 e mentre è in vacanza con i genitori sui monti Catskills, la diciassettenne Baby Hauseman (J. Grey) s'imbatte nell'istruttore di ballo Johnny Castle (P. Swayze) che le insegna un nuovo modo di ballare, sensuale e disinibito, la dirty dancing. Tra un ballo e l'altro Baby s'innamora di Patrick. Piuttosto penoso.


Due vite una svolta (The turning point, USA 1977), di Herbert Ross con Anne Bancroft, Shirley MacLaine, Leslie Browne, Mikhail Baryshnikov, Tom Skerrit. Emma, una ballerina affermata (A. Bancroft), ritrova Deedee (S. MacLaine), una ex collega e amica divenuta una tranquilla casalinga. Tra le due esplodono vecchie rivalità e nuovi rancori soprattutto quando Emma, ormai sul viale del tramonto, comincia a dare consigli a Emilia (figlia di Deedee), anche lei ballerina. Baryshnikov è Yuri Kopeikine, il ballerino russo che seduce Emilia. Il film, che ha per sfondo l'American Ballet, ebbe undici canditure all'Oscar e non ne vinse neanche uno: un record. Tra i molti aneddoti legati a questo film l'imposizione di Ross alla MacLaine d'ingrassare di qualche chilo per accentuare il suo aspetto di casalinga che da anni ha rinunciato alla danza. E poi c'è la scena del drink che la Bancroft getta in faccia alla MacLaine: la scena non era prevista e la sorpresa della MacLaine è palese. Clamorosa infine la gaffe tecnica nella scena del gala (forse anche per questo niente Oscar) quando Baryshnikov esegue i suoi celeberrimi manèges nel Corsaire: sul pavimento, in bella vista, le ombre della macchina da presa, del cavalletto e di due operatori. Fortunatamente gli occhi dei ballettofili sono tutti per i salti di Baryshnikov.


Femmina (La femme et le pantin, Francia-Italia 1958) di Julien Duvivier con Brigitte Bardot, Antonio Vilar, Jess Hahn. Un aristocratico spagnolo non più giovane s'innamora di Eva, danzatrice di flamenco, e cerca di conquistarla. Lei gli si concede solo quando lui rinuncia al proprio onore e per questo finirà in prigione. Il film è tratto dal romanzo di Pierre Louys La donna e il fantoccio (La femme et le pantin) del 1898 che ha ispirato anche Capriccio spagnolo (The devil is a woman, USA 1935) di Josef von Sternberg con Marlene Dietrich e Quell'oscuro oggetto del desiderio (Cet obscur objet du désir, Francia 1977) di Luis Buñuel con Carole Bouquet.


Flashdance (USA 1983) di Adrian Lyne con Jennifer Beals, Michael Nouri, Marine Johan (controfigura della Beals nelle scene di danza), coreografie di Jeffrey Hornaday. A Pittsburgh, città industriale della Pennsylvania, Alex lavora di giorno come operaia saldatrice mentre la sera danza al Mawby's Bar. Il suo sogno è diventare ballerina professionista ma all'antiquata scuola locale di danza la sua domanda viene respinta. Con l'aiuto del principale, innamorato di lei, non demorde e supera un'audizione esibendosi con uno stile tra l'acrobatico e la discodance "amplificato" da evidenti trucchi cinematografici. Lasciata la fabbrica, troverà l'amore e diventerà famosa come in certe fiabe. Per la cronaca i fans italiani della Beals poterono ammirare la sua controfigura Marine Johan che per otto puntate fu ospite fissa di Tastomatto (RaiUno, sabato sera) a partire dal 12 gennaio 1985.


Footloose (USA 1984), di Herbert Ross. In una piccola città del Middle West ballo e rock sono stati messi al bando per essere stati la causa, seppure indiretta, della morte di alcuni giovani. Un bel giorno arriva da Chicago un ragazzo nato per la danza: con l'aiuto di una bella ragazza del luogo riuscirà a cambiare le cose. "Tentativo di mescolare Flashdance con Gioventù bruciata" lo definisce il Morandini. E prosegue: «Nonostante la regia di H. Ross che col teatro e la danza ci sa fare, il cocktail non si può dire riuscito perché la storia è debole e gli attori mediocri».


Gilda (USA 1945), di Charles Vidor con Rita Hayworth, George MacReady, Glenn Ford. Mundson, proprietario di un casinò di Buenos Aires sposa un'ex ballerina a suo tempo amata dal fedele collaboratore di Mundson: un triangolo di amore-odio con una latente carica di omosessualità. Un cult per i fan di Rita che canta Put the blame on mame e balla splendidamente Amado mio.


Godpell (USA 1973), di David Greene con Victor Garber, Merrel Jackson, Katie Hanley. A New York dieci ragazzi, cantano, danzano e mimano le pagine del Vangelo sulle trascinanti musiche rock di Stephen Schwartz. Tratto dal musical omonimo, è girato in esterni autentici.

LA DANZA INCOMPIUTA

Grand Hotel
(USA 1932), di Edmond Goulding con Greta Garbo, John Barrymore, Joan Crawford, Lionel Barrymore. Tratto dal romanzo Grand Hotel (Menschen im Hotel, 1929) della scrittrice Vicki Baum (Vienna 1888 - Hollywood 1960), vinse l’Oscar come miglior film. La vicenda è ambientata in un albergo di Berlino dove il decaduto barone Gaigern salva dal suicidio la Grusinskaja, ballerina russa in declino e se ne innamora. Ne esiste un remake del 1945 con la regia di Robert Leonard.


Grease - Brillantina (Grease, USA 1978), di Randal Kleiser, con John Travolta, Olivia Newton-John. Tratto dalla commedia musicala di Jim Jacob e Warren Casey, è ambientato in una scuola di provincia degli anni Cinquanta. Storia d'amore a lieto fine ("a mezza strada tra West Side Story e Gioventù bruciata" la definisce il Morandini) tra un guappo lui che si darà una calmata e diventerà più "ammodino" e una lei tutta d'un pezzo che alla fine si lascerà andare. Quarto film di John Travolta, il secondo dopo il successone della Febbre del sabato sera (1977), è invece un fuoco di paglia per la meteora Newton-John. Memorabile la scena finale in cui lei, smessi gli abiti da educanda, balla su You're the one that I want in attillati pantaloni neri con un imbrillantinato Travolta che non crede ai suoi occhi.


Grease 2 (USA 1982), di Patricia Birch, con Maxwell Caufield, Michelle Pfeiffer. Fiacco seguito del primo con i ruoli completamente ribaltati: è lui questa volta l'imbranato che sta sui libri mentre lei, la più scatenata delle Pink Ladies, ha un debole per gli uomini muscolosi e le moto. Nella metamorfosi finale lui si trasformerà in centauro per conquistarla. "La grinta del primo Grease – commenta il Morandini – si è stemperata in una zuppetta al saccarosio".


Isadora (G.B. 1968), di Karel Reisz con Vanessa Redgrave, Jason Robarts, James Fox, Ivan Tchenko, Cynthia Harris. Una grande Vanessa Redgrave nei panni di Isadora Duncan (1878-1927), la danzatrice che rivoluzionò il balletto d'inizio 900 e morì strangolata dalla sciarpa rimasta impigliata nella ruota della Bugatti. La produzione tagliò il film di tre quarti d'ora puntando tutto sugli amori di Isadora, qui più bohème che hippie, più femminista che suffragetta. Sei, prima dell'inizio delle riprese, i mesi di scuola intensiva di danza per la Redgrave che sotto i veli turchesi sfoggia alla grande le sue belle e lunghe gambe. Ma il film cascò male finendo sotto la terribile "ghigliottina" del 68.


Jesus Christ Superstar (USA 1973), di Norman Jevison con Ted Neely, Carl Anderson, Yvonne Elliman. Un musical (tratto dall'opera rock di Tim Price e Andrew Lloyd Webber) coi fiocchi e pieno di canzoni memorabili. Poca la danza ma i movimenti coreografici della masse sono di ottima fattura.


Luci della ribalta (Limelight, USA 1952) di Charles Chaplin con Claire Bloom, Charles Chaplin, Buster Keaton, Sydney Chaplin, Nigel Bruce, Norman Lloyd. Un clown alcolizzato che non fa più ridere salva dal suicidio una ballerina e le dà fiducia nella vita tanto da farla arrivare al successo. La ballerina che fa da controfigura alla Bloom è Melissa Hayden.



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