Coppelia, omaggio alla fantasia veneziana
di Gianni Villani, L'Arena 18 agosto 2001

È ormai tradizione che il Corpo di ballo della Fondazione Arena si accasi d'estate in riva all'Adige, al Teatro Romano, proponendo una nuova produzione costruita per l'occasione e per l'Estate Teatrale Veronese. La scelta stavolta è stata quella d'una riproposta del balletto Coppelia su musica di Léo Delibes. Questa riproposta vede protagonisti, accanto a primi ballerini, solisti e corpo di ballo areniani, due artisti ospiti che sono vere stelle del firmamento internazionale quali Roberto Bolle, oggi richiestissimo da tutti i teatri del mondo, ed Elena Pankova. Bolle è al suo debutto nella parte di Franz, mentre per la Pankova è il debutto italiano quale Swanilda. Giovanni Patti, primo ballerino ed assistente alla coreografia, è Coppelius.
«Una scelta questa – dice la Garofoli – anche per omaggiare Verona e il Veneto con un balletto ambientato a Venezia».
La sua coreografia si rifà a quale edizione?
«Non avevo in mente un'edizione precisa. Poi, le ispirazioni pur partendo dalla tradizione si sono sempre più allentate, scolorate ed hanno preso una loro strada originale».
Con al centro?
«Venezia, appunto. Questo mio balletto è un omaggio alla fantasia e all'intelligenza veneziana, così piena di colori e di profumi, di divertimento e di grandi pas d'action ballabilissimi. Coppelia reca in sé qualcosa di più sottile e di più profondo d'un semplice equivoco intorno a una bambola meccanica creduta viva... E infatti il personaggio centrale è quello di Coppelius interpretato da Patti. Ha una valenza diversa, un po' Don Giovanni ed un po' Cagliostro, uno che si è innamorato dell'amore e che proprio per questo finisce per essere tradito dall’amore».
La tematica rimane quella del dramma dell'illusione, secondo il racconto di Hoffmann?
«Sì, ma viene ancora di più intrigata. Coppelius ama un ideale di donna, non una donna».
Qualche ombra s'allunga, qualche dubbio anche esistenziale?
«Il tema dominante è il dramma della solitudine. Solo troppo tardi si comprenderà che il vero amore, quello per una donna vera, è l'unico motore che tiene vivo il mondo».
E così, nessun rischio di realizzare un divertimento superficiale o caricaturale, secondo i canoni pantomimici dei balletti d'altri tempi?
«Spero proprio di no. Io ho cercato di dare a tutta la storia un carattere fresco e spontaneo, come se ciò che accade nascesse dalla quotidianità e potesse capitare in qualsiasi casa. Il gesto viene sublimato dalla danza, ma appartiene al vissuto».



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