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Una ripresa del Don Chisciotte
guardando più alla letteratura
che alla macchietta
Dopo essere andato in scena al Filarmonico nel 2002 e al Teatro Romano nel 2003, Don Chisciotte di Maria Grazia Garofoli su musica di Léon Minkus viene riallestito in una nuova edizione che debutta con lorchestra diretta da Ivan Anguélov giovedì 19 febbraio alle 20.30 al Teatro Filarmonico nellambito della stagione lirica e di balletto 2008-9. Protagonisti, accanto al corpo di ballo della Fondazione Arena, la russa Olga Esina (principal del Balletto dellOpera di Vienna), Antonio Russo (primo ballerino areniano), il francese Denis Ganio (per anni danzatore étoile nella compagnia di Roland Petit), la croata Bojana Nenadovic Otrin (prima ballerina del Teatro dellOpera di Lubiana) e lo spagnolo Ivan Gil Ortega. Il giorno 20 a interpretare Kitri sarà invece Amaya Ugarteche, prima ballerina areniana. Accanto alla Ugarteche vestirà i panni di Basilio il canadese Jason Reyllj che proprio in questi giorni ha annunciato il suo ritorno al National Ballet of Canada dopo alcuni anni allo Stuttgarter Ballett come principal. Il 21 stesso cast del 19 a parte Ortega che sarà sostituito da Tommaso Renda. La protagonista femminile delle repliche del 22 e 24 febbraio sarà la russa Jurgita Dronina, prima ballerina del Royal Swedish Ballet.. In tutte e cinque le rappresentazioni Denis Ganio sarà il Don Chisciotte canonico (quello in là con gli anni) mentre Luca Panella sarà Don Chisciotte da giovane. Sdoppiamento, questo, non presente nei due precedenti allestimenti (2002 e 2003) e voluto dalla Garofoli per rendere più intenso e veritiero lamore di Don Chisciotte per Dulcinea che è invece piuttosto castigato nelloriginario balletto di Minkus-Petipa del 1869 tratto dal capolavoro di Cervantes. Nella riedizione della Garofoli la canonica storia damore di Kitri e Basilio (elemento portante del balletto di Minkus-Petipa) fa da pendant a quella di Don Chisciotte che, giovane, ama la bella Dulcinea e si ritrova veramente (non è un sogno) a danzare con lei. Questa storia damore ricorrerà nei sogni di don Chisciotte-senior con lintento, evidenziandone tormenti e introspezioni, di attenuare quegli eccessi di cavaliere maldestro e goffo con cui il balletto ottocentesco lha quasi sempre dipinto.
Più amore e meno duelli
di Maria Grazia Garofoli
Ho sempre amato il personaggio di don Chisciotte. E ho sempre amato il testo di Cervantes, un testo davvero speciale dove i personaggi, già nel momento in cui venivano abbozzati, sono certa che sfuggivano di mano al loro autore. Cosa, questa, molto bella, che a distanza di secoli dà spazio a uninfinità di interpretazioni e mette a suo agio il lettore regalandogli il fascino della lettura. Io che leggo Don Chisciotte, don Chisciotte che legge gli antichi poemi cavallereschi
arrivo a pensare che sia la stessa cosa, lo stesso piacere della lettura. Per questo ho insistito sui libri e li ho evidenziati tanto allinizio del balletto. Linput mi viene anche da Michel Foucault che nel saggio Le parole e le cose così tratteggia don Chisciotte: "Tutto il suo essere non è che linguaggio, testi, fogli stampati, storia già trascritta. E tra i libri don Chisciotte erra allavventura". In questo errare disinteressato, quasi un vivere alla giornata, il Cavaliere della triste figura diventa per me il campione dellutopia, persino un paladino delle idee, della speranza in un futuro più umano, meno accecato da calcoli e opportunismi estremi. Fa subito tenerezza, il buon don Chisciotte, già nelle righe iniziali del primo capitolo quando Cervantes lo dipinge con poche ma efficaci parole: "In un paese della Mancia viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia. (
) Si dedicava alla lettura di libri di cavalleria con tanta passione che vendette diverse staia di terra da semina per comprare altri romanzi cavallereschi da leggere". Nel leggere queste prime righe (pensate che tristezza se fosse stato il contrario, se avesse venduto preziosi tomi per acquistare altra terra) già tutto è chiaro: il nostro eroe non andrà lontano e la metamorfosi in cavaliere, più che onori e gloria, gli procurerà di sicuro bastonate di quelle belle e buone. Dunque don Chisciotte non è come Ulisse che ce la fa a tornare a Itaca, o come gli argonauti che conquistano il vello doro, o come Ercole che porta a termine le sue dodici fatiche. Don Chisciotte, nel momento in cui esce di casa per andare a vedere se il mondo è come viene descritto nei libri, finisce con lanticipare Achab (che invano inseguirà Moby Dick) e certi personaggi di Kafka e di altri grandi romanzieri del Novecento. Inevitabile a questo punto una domanda: ma don Chisciotte è un vinto o un vincitore? Tra le infinite risposte, una ci giunge inaspettatamente dai cartoni animati. Nel 1991 ispirandosi a Cervantes la coppia Hanna e Barbera crea Don Coyote & Sancho Panda, un coyote e un panda che inseguono felicemente lutopia senza però spodestare il vero don Chisciotte d.o.c, dei cartoons: il mitico Wile E. Coyote creato nel 1949 da Chuck Jones che pur ispirandosi al racconto Roughing It di Mark Twain aveva in mente un coyote che nel deserto della California viveva avventure senza dubbio donchisciottesche. Tantè che nei primi sketch il suo nome era Don Coyote. Poi, avventura dopo avventura, la parodia si è fatta un paradigma dove il buon Wile, che vincitore non è, alla fine non è neanche un vinto. Lo stesso può valere per don Chisciotte. Accantonata la godibilità degli aspetti comici e parodistici del libro di Cervantes, la bellezza del testo sta in molti altri suoi aspetti: nella forza simbolica del paradosso, nei conflitti che avvengono innanzitutto sul piano del linguaggio, nei continui giochi di combinazioni estreme, nella forza della follia come unica controparte autentica a un mondo che identifica lipocrisia con la saggezza e lobbedienza al potere con il bene. Alla luce di queste osservazioni che mi hanno aperto nuove strade per un approccio al capolavoro di Cervantes, ho passato in rassegna i balletti sono davvero tanti ispirati al Don Chisciotte. Sei, di una certa rilevanza, precedono quello di Petipa del 1869: sono a firma di Franz Anton Hilverding (1740), Jean-Georges Noverre (1768), Louis Milon (1801), Charles Didelot (1809), Salvatore Taglioni (1844) e Paolo Taglioni (1850). Molti di più quelli dopo Petipa che hanno visto cimentarsi col Don Chisciotte, tra gli altri, Aleksandr Gorski (1900), Laurent Novikov (1924), Rostislav Zakharov (1940), Ninette de Valois (1950), Georges Gue (1958), Witold Borkovsky (1962), George Balanchine (1965), Rudolf Nureyev (1966) e, ancora, Nicholas Beriozoff, Michail Baryshnikov e Zarko Prebil. Pur nelle diversità di approccio al testo di Cervantes, il piacere della sottolineatura comico-parodistica (mi riferisco ai balletti che ho visto o su cui mi sono potuta documentare) è un elemento pressoché costante di queste creazioni. Giustamente: la ricchezza di danze di carattere che cè nella musica di Minkus inevitabilmente spinge un coreografo a inserirvi elementi comici e burleschi. Anchio mi sono divertita a farlo. Ma contemporaneamente ho sentito lesigenza di togliere don Chisciotte da certi cliché di pazzia macchiettistica per dargli più spessore umano, e più credibilità, soprattutto nei sentimenti. Da qui lo sdoppiamento di don Chisciotte: in quello senior con i suoi cinquantanni e in quello di ventenne-junior che (nel sogno che il senior fa nella platonica grotta di Montesino) ama Dulcinea e dunque danza con lei. E qui proprio non ho resistito. Permettendo al protagonista di sfuggire al suo autore letterario, ne ho reinterpretata la giovinezza: mi sono così immaginata un don Chisciotte che prima di rinchiudersi per quasi trentanni in casa a leggersi poemi cavallereschi (dunque ferma restando la causa della pazzia), vive la sua giovinezza ed ha pure il tempo di amare veramente Dulcinea. Mi è sembrato in questo modo di farlo essere più vicino alla storia damore di Kitri e Basilio in una sorta di amplificazione del filone amoroso che alla fine vedrà nascere una terza storia damore, quella tra Camacho e Juanita. Più amore e meno duelli: potrebbe essere questo, in sintesi, il leit-motiv del mio nuovo Don Chisciotte dove il protagonista si scorna meno, assaggia meno bastonate e, buon per lui, sogna di amare di più. Dando così ulteriore risalto ai numerosi pas de deux e al grand pas de deux che sono da sempre i punti salienti di questo balletto.
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