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TEATRO FILARMONICO
22 novembre, ore 20.30 - 23 novembre, ore 17.00 - 28 novembre, ore 20.30
29 novembre, ore 20.30 - 30 novembre, ore 17.00
NOTTE DI STELLE
gala internazionale di danza
artisti ospiti:
Evelyne Spagnol (prima ballerina dellOpera di Tolosa)
Joseph Gatti (primo ballerino del Balletto di Spagna)
Bojana Nenadovic Otrin (prima ballerina del Teatro dell'Opera di Malibor)
Mick Zeni (primo ballerino del Teatro alla Scala di Milano)
Davide Dato (Teatro dell'Opera di Vienna)
Maria Francesca Garritano (Teatro alla Scala di Milano)
accanto a loro i primi ballerini, i solisti e il corpo di ballo della Fondazione Arena di Verona
PROGRAMMA
Presentazione
coreografia Maria Grazia Garofoli
musica Johann Pachebel
interpreti: tutta la compagnia
Ecco la compagnia in sala prove. E sul Canone forse più celebre al mondo comincia lo spettacolo. Niente frenesie da audizione come negli incipit di All That Jazz e di Chorus Line: latmosfera, complice la musica di Pachelbel, è serena. E se le finezze ritmiche e contrappuntistiche del Canone sono antitetiche ai frastuoni della quotidianità, chissà che la bellezza, larte e la danza stessa non possano contribuire a salvare il mondo.
Questo amore
coreografia Maria Grazia Garofoli
musica Maurice Ravel
interpreti: Ghislaine Valeriani e Luca Panella
La Pavane pour une infante défunte del 1899 ha ispirato numerose coreografie. Tra le più celebri quella creata da Serge Lifar per Carla Fracci e Antonio Gades a Spoleto nel 1962. In questa nuova versione un giovane che alcol e droghe anno reso passivo e demotivato, riscopre, in una notte stellata grazie allamore, il senso della vita. Come in un romanzo di formazione classico il protagonista ritrova alla fine il tanto sospirato equilibrio.
La bella addormentata
coreografia Marius Petipa
musica Piotr I. Ciaikovsky
interpreti: Maria Francesca Garritano e Mick Zeni
Tra i capolavori ballettistici dell'Ottocento La bella addormentata (andato in scena per la prima volta il 16 gennaio 1890 a Pietroburgo) è quello dove in un clima di astrazione teatrale più prevale la danza pura rispetto alla pantomima e alle vicende narrative. Soprattutto nel terzo atto dove, secondo la tradizione del divertissement finale, esplode una vera e propria parata accademica culminante nel Pas de deux degli Uccelli e più ancora nel purissimo Grand pas de deux classique di Aurora e del principe. Ispirato alla celebre fiaba di Perrault, La bella addormentata è considerato la massima espressione della cultura zarista del XIX secolo.
Vilja
coreografia Maria Grazia Garofoli
musica Franz Lehár
interpreti: Bojana Nenadovic Otrin e Eugenio Kourtsev
In più di unoccasione la famosa operetta di Lehár del 1905 è stata traslata in balletto. Nel 1953 a Londra a firma di Ruth Page proprio col titolo Vilja. Nel 1975 a Melbourne con la coreografia di Ronald Hynd, allestimento poi ripreso dal National Ballet of Canada nel 1987. Vilja, nella coreografia della Garofoli come nella vicenda di Lehár, è tra gli invitati a una festa mascherata in casa di Anna Glavari, la vedova che nei piani di un diplomatico deve sposare il connazionale principe Danilo affinché il ricchissimo patrimonio della donna non finisca allestero. Vilja (divinità dei fiumi e delle fonti nella mitologia slava) balla col suo amante in questa festa che deve ricongiungere Anna e Danilo.
Paquita
coreografia Marius Petipa
musica Léon Minkus
interpreti: Amaja Ugarteche e Antonio Russo
Il balletto Paquita va in scena per la prima volta il 1° aprile 1846 allOpéra di Parigi, coreografia di Joseph Mazilier, musica di Edourd Deldevez. Nel 1881, su richiesta di Marius Petipa, Minkus compone nuove musiche per il Pas de trois e per il Grand Pas che restano entrambi a lungo nel repertorio del Kirov. Nel 1964 al Drury Lane il Grand Pas viene rimontato da Rudolph Nureyev che linterpreta insieme a Margot Fonteyn. Negli anni 70 la versione di Nureyev viene ripresa dalla Scala, dallOpera di Vienna, dallAmerican Ballet Theatre e da altre compagnie. La vicenda, ambientata in Spagna durante loccupazione napoleonica, ha per protagonisti una gitana e un ufficiale francese.
Le corsaire
coreografia Marius Petipa
musica Adolph Adam e Riccardo Drigo
interpreti: Evelyne Spagnol e Joseph Gatti
Tratto dallomonimo poema di George Gordon Byron del 1814, Le corsaire va in scena il 23 gennaio 1856 allOpéra di Parigi, coreografia di Joseph Mazilier, musiche di Adolphe Adam e di autori vari. Nel 1899 Marius Petipa ne crea una versione completamente nuova, più lunga, con musiche di Drigo, Minkus e Pugni. Protagonisti del balletto (che divenne famoso per la spettacolarità del naufragio della nave) sono una fanciulla greca venduta come schiava e un pirata che sinnamora di lei. Da decenni il celebre pas de deux è un pezzo forte dei gala di danza, tra le versioni cult quella con Nureyev e la Fonteyn del 1965.
Carmen
coreografia Maria Grazia Garofoli
musica Georges Bizet
interpreti: Bojana Nenadovic Otrin, Giovanni Patti e la compagnia
La vicenda di Carmen ha luogo, come quella di Paquita, in Spagna e ha per protagonista una gitana. Lopera di Bizet (1875) ispirata a un racconto di Prosper Mérimée (1845) è sicuramente tra le musiche non ballettistiche più usate dai coreografi. Sono in molti infatti a essersi ispirati alla Carmen di Bizet: tra questi Marius Petipa (Carmen et son toréro,1845), Ruth Page (Guns and castanets, 1939), Roland Petit (1949), Alberto Alonso (Carmen Suite, 1967), John Cranko (1971), Antonio Gades (1984) e Peter Darrell (1985). E la storia continua.
Cigno bianco (adagio dal secondo atto del Lago dei cigni)
coreografia Marius Petipa
musica Piotr I. Ciaikovsky
interpreti: Maria Francesca Garritano e Mick Zeni
Nella canonica suddivisione in quattro atti, il primo e il terzo sono ambientati a corte mentre il secondo e il quarto (detti atti bianchi) vedono in scena, in riva a un lago illuminato dalla luna, decine di fanciulle trasformate in cigni da un incantesimo del mago Rothbart. Il principe Siegfried, che alle feste di corte preferisce le battute di caccia, simbatte in Odette e, anziché ucciderla, se ne innamora. Ballando con lei, nel linguaggio metaforico della danza classica, le dichiara tutto il suo amore. E lei lo contraccambia. Andato in scena per la prima volta nel 1877 al Bolscioi (ma la vera prima è quella del 1895 a Pietroburgo), Il lago dei cigni è uno dei titoli per eccellenza del repertorio classico in tutti i teatri del mondo.
Two peasants (passo a due dei contadini dal primo atto di Giselle)
coreografia Marius Petipa
musica Adolphe Adam
interpreti: Ludovica Ferrigni e Davide Dato (22, 23) / Marco Fagioli (28, 29, 30)
In un villaggio della Renania i contadini festeggiano la vendemmia. Sono conoscenti e vicini di casa di Giselle che di lì a poco impazzirà e morirà per essere stata ingannata dal duca Albrecht che le aveva giurato eterno amore. Andato in scena per la prima volta il 28 giugno 1841 allOpéra di Parigi, coreografia di Jean Coralli e Julies Perrot, musica di Adolphe Adam, libretto di Théophile Gautier, Giselle è in assoluto il capolavoro del teatro di danza del Romanticismo di cui riassume tutte le istanze tecniche, stilistiche e drammaturgiche. Ledizione di Marius Petipa (che si rifà a quella di Perrot) va in scena al teatro Marijnskij di Pietroburgo il 5 febbraio 1884, quarantatré anni dopo la prima parigina.
Thaïs
coreografia Maria Grazia Garofoli
musica Jules Massenet
interpreti: Simona Mangani, Eugenio Kourtsev, Gianfranco Scellato
Il dramma lirico di Jules Massenet del 1894 tratto dallomonimo romanzo di Anatole France del 1890 ha avuto pochissime versioni ballettistiche. La più celebre, del 1971 in forma di passo a due sullintermezzo sinfonico Meditation, è di Frederick Ashton per il Dance Theatre of Harlem. Anche la Garofoli usa questo brano dallampio respiro melodico sostenuto dalle arpe. E ne fa un passo a tre tra Thaïs (cortigiana che poi si redime), Athanaël (lasceta artefice della redenzione) e un altro uomo, entrambi che se la contendono per non perderla.
Don Quixote
coreografia Marius Petipa
musica Léon Minkus
interpreti: Evelyne Spagnol e Joseph Gatti
Con la coreografia di Marius Petipa su musica di Léon Minkus, Don Quixote va in scena il 26 dicembre 1869 al Bolscioi in prima assoluta. Ispirato al secondo volume del romanzo di Cervantes uscito nel 1615 (la prima parte esce nel 1605), narra la tormentata storia damore tra Kitri e Basilio con Don Chisciotte e Sancio Panza che fanno da trait dunion tra i vari episodi. Dal balletto sono stati estrapolati dei passi a due che richiedono grandi doti tecnico-esecutive. Tra questi il Grand pas de deux di cui esistono consolidate revisioni coreografiche tra cui quella di Anatole Oboukhov.
Excelsior
coreografia Ugo Dell'Ara
musica Romualdo Marenco
interpreti: Amaja Ugarteche e Antonio Russo
Il teatro alla Scala ospita l11 gennaio 1881 la prima assoluta di questo balletto che (coreografia di Luigi Manzotti, musica di Romualdo Marenco) celebra le conquiste della scienza e della tecnica di quegli anni. Luce, Progresso e Civiltà sconfiggono lOscurantismo che cerca di ostacolare la costruzione di canali e di gallerie nonché lavvento dei battelli a vapore e del telegrafo. Nel passo a due lei, la Luce, sconfigge ancora una volta lOscurantismo che vorrebbe non veder morire la schiavitù. Il balletto è stato ripreso in più occasioni sempre con la coreografia di Ugo dellAra creata per il Maggio Musicale Fiorentino nel 1967. Anche allArena di Verona in due successive stagioni: nel 1983 e nel 1984.
Finale
musica Romualdo Marenco (galoppo finale dall'Excelsior)
interpreti: tutta la compagnia
Sul galop finale dellExcelsior lapoteosi del genio umano come poteva suggerire quel 1881 suggestionato da invenzioni nuove e da aspettative allora legittime.
La bellezza (o la danza) salverà il mondo?
di Maria Grazia Garofoli
"La comunicazione inizia con il grido con il quale il sentimento si esprime immediatamente senza alcuna altra intermediazione. Poi interviene il linguaggio dellazione, che è il linguaggio gestuale". Maurice Béjart
"Prendi la musica e lavora!" dice il coreografo ai suoi giovani allievi.
A forza di lavoro loriginario grido spontaneo del corpo può far rinascere la musica spontanea. Succede allora che lo studio, il progresso, ma anche tutto quello che aveva contribuito a separare le coscienze, tutto ciò che aveva in qualche modo oscurato la luce dellimmediatezza originale, diventi strumento di un ritorno alla concordia, alla comunicazione, alla melodia primitiva, alla natura ritrovata. Alla natura ritrovata, ma a forza e per mezzo dellarte. Ed è proprio in virtù di questa forza dellarte che nuove proposizioni si possono acquisire: quali il sogno della bellezza sia nel gesto virile che nella femminilità, a loro volta portaparola e veicolo di una nuova saggezza e anche di nuova sacralità.
Nelleducare un bambino alla danza si può farlo passare gradualmente attraverso tutte le tappe dellumanità: sorta di ricapitolazione, nellontogenesi di un essere, della filogenesi della specie umana. Gli si possono dare, negli anni, tutte quelle cose che, elaborate dalla ragione, dalla riflessione, dallimmaginazione, possono condurlo al suo miglioramento artistico o, meglio, al suo arricchimento umano.
Saremmo così di fronte allauto-produzione di un artista, di una saggezza non prodotta dallesterno, una saggezza che il bambino ha tratto dalla sua stessa sostanza. Con questa ideale ontogenesi come riferimento, siamo ancora (e vogliamo esserlo per sempre) adolescenti. Non ci piace invecchiare, vogliamo per sempre essere liberi pur stando nel più grande Teatro e nella più grande industria dello spettacolo che esiste al mondo!
Cerchiamo quella libertà che è pressoché impossibile nelle grandi compagnie di balletto sclerotizzate da calcoli su domanda e offerta, da esigenze dimmagine e di consenso a tutti i costi, dallo star system portato agli estremi. In queste compagnie talora schiave del loro prestigio non è più possibile quella ri-generazione (non a caso prendo questa parola in prestito dal linguaggio religioso) che può essere invece la parola dordine di piccoli ensemble ballettistici non oppressi da leggi di mercato, da quei sovrappiù che non sono in sintonia col pubblico che a tutti noi artisti sta più nel cuore: quello dei giovani, se non dei giovanissimi.
Essere liberi, è come ritrovarsi, a ogni nuovo spettacolo, in unimmensa pasticceria. Come un bambino in una grandissima culla dove può ancora sognare, e sognare alla grande, da Arena.
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