da BALLETTOOGGI n. 64 maggio 1989
pag 17 Souvenirs d’Italie

Giselle in serra, a Venezia
di Irene Lidova *

Dopo il festival del 1975 non ebbi più occasioni di ritornare a Venezia, anche se l’avevo sempre sperato: mi piaceva passeggiare nelle calli, ricordavo i miei pomeriggi al sole alle Zattere e i miei espressi al caffè Florian. Amavo Venezia.
Finalmente, nel gennaio 1978, ricevetti una lettera dal Teatro La Fenice con la quale mi s’invitava tenere una conferenza sul balletto Giselle in programma alla Fenice alla fine del mese. La star era Rudolf Nureyev e la sua partner Elisabetta Terabust. Con mia sorpresa seppi che era stata formata a Venezia una vera compagnia, animata da un nuovo maître de ballet, il russo Eugenio Polyakov, che aveva proposto al teatro di montare appunto la sua nuova versione di Giselle.

Quella sera vedemmo una Giselle ben strana. Le scenografie erano di Sylvano Bussotti. L’impressione era quella di vedere una serra colma di piante esotiche e chiusa su tutti i lati del palcoscenico, il che poneva grandi problemi ai danzatori nelle entrate e li costringeva ad accalcarsi su una piccola apertura. Al centro della scena c’era una botola, dalla quale appariva Giselle in piena luce. Nureyev fu un Albrecht superbo, Elisabetta Terabust una Giselle davvero toccante. La sera seguente il balletto fu danzato da un’altra coppia, la giovane italiana Maria Grazia Garofoli (che affrontava il ruolo per la prima volta), con un partner affascinante e già esperto nel ruolo, Cyril Atanassoff, étoile dell’Opéra di Parigi. Volevo a tutti i costi vedere la Garofoli, che aveva lavorato con noi nel 1971 e che Serge Lifar aveva poi incoraggiato affidandole un piccolo ruolo nel suo Daphnis er Chloé. Maria Grazia Garofoli aveva l’aria di una litografia romantica vivente, con i suoi grandi occhi scuri a mandorla, il nasino appena malizioso e i capelli neri e splendenti acconciati con nastri.. E infatti cercava di imitare con grazia commovente le immagini di una Grisi o di una Taglioni. Non so se ha avuto altre occasioni d’interpretare Giselle, ma il suo debutto fu promettente.



* Irene Lidova (Mosca 1907 - Parigi 2002). Critico di balletto e scrittrice francese di origine russa. Dopo essersi laureata alla Sorbona, entra nel mondo del balletto e organizza nel 1944 le Soirées de la danse al Théâtre Sarah Bernhardt di Parigi dove presenta giovani danzatori francesi che confluiscono, l'anno successivo, nella compagnia Les Ballets des Champs-Elysées. È poi corrisponde e critico per varie riviste tra cui Ballet Annual, Dance News e Les Saisons de la Danse, È autrice di vari libri (tra i più importanti Roland Petit e 17 visages de la danse française) e dei testi degli album fotografici del marito Serge Lido, unanimemente considerato il più grande fotografo di danza del 900. Nominata nel 1979 Chevalier dans l'Ordre des Arts et Lettres, è stata per molti anni segretario generale dell'Associazione francese dei critici e scrittori di balletto.