Quello che non fece il fucile,
fece il pallone




VERONA - Va in scena il 4, 5 e 7 maggio 2007 al Teatro Nuovo alle ore 10.30 per i bambini delle scuole elementari una nuova edizione danzata di Pierino e il lupo, fiaba per voce recitante e orchestra di Sergej Prokofiev. Prodotto dalla Fondazione Arena, dal Teatro Stabile di Verona e dal Conservatorio Dall'Abaco, questo Pierino e il lupo vede in scena i danzatori areniani con la coreografia della direttrice Maria Grazia Garofoli. L'esecuzione musicale, dal vivo, è dell'orchestra del Conservatorio Dall’Abaco diretta da Piercarlo Orizio, la voce recitante e la regia sono di Paolo Valerio.
Concepita da Prokofiev con intenti didascalici per fare conoscere ai bambini i timbri dei vari strumenti musicali, questa deliziosa partitura venne eseguita per la prima volta il 2 maggio 1936 a Mosca nel corso di uno spettacolo per ragazzi. Solo più tardi entrò nel repertorio ballettistico. La prima versione danzata, messa in scena in grande stile, è l'edizione del 13 gennaio 1940 al Center Theatre di New York con la coreografia di Adolf Bolm e con scene e costumi di Lucinda Ballard. Tra gli interpreti anche tre danzatori di fama internazionale: Eugene Loring (Pierino), William Dollar (il lupo) e Nina Stroganova (il gatto). Numerosi gli allestimenti successivi: di Frank Staff per il Ballet Rambert (1940, poi ripresa da altre compagnie), di Margarethe Wallmann (1950) per la Scala di Milano, di Gustav Blank per il Balletto dell'Opera di Stato di Berlino (1954), di Anton Varlamov per il Bolscioi (1959), di Patrick Belada (1966) per il Ballet du XX Siècle di Béjart. Salta subito all'occhio come nel corso degli anni Pierino e il lupo sia diventato un autentico balletto con cui si sono cimentati coreografi e danzatori famosi "sconfinando" giustamente in ambiti che non sono soltanto quelli dell'infanzia.
«Rispetto alle edizioni non ballettistiche (chi non le ricorda con la voce di Eduardo De Filippo o di Roberto Benigni?), le versioni danzate – spiega Maria Grazia Garofoli – obbligano la voce narrante ad assolvere una vera e propria funzione ritmica in sintonia con l'azione coreografica. Forse un po' a discapito dell'aspetto didascalico ma con grandi vantaggi dal punto di vista teatrale, perché in questo modo vengono evidenziati gli aspetti comici e fiabeschi della vicenda che ha per protagonisti Pierino, i suoi tre amici (il gatto, l'uccellino e un'anatra un esaltata che si crede un cigno), il nonno un po' sbevacchione, il lupo e i cacciatori. Per nulla togliere agli aspetti didattici di Prokofiev, e anzi per sottolinearli, Paolo Valerio ha voluto concentrare l'attenzione sugli strumenti collocandoli in scena, in primo piano, e ha creato i giusti legami tra il loro timbro e la voce recitante. Prokofiev stesso, in un'avvertenza posta all'inizio della partitura mette in "primo piano" gli strumenti spiegandone la corrispondenza con i personaggi della fiaba. L'uccellino è rappresentato dal flauto, l'anatra dall'oboe, il gatto dal clarinetto, Pierino da un quartetto d'archi, il nonno dal fagotto, il lupo dai corni, gli spari dei cacciatori da timpani e grancassa».
In questa edizione che ha per protagonisti Antonio Russo (Pierino), Giovanni Patti (il lupo), Alessia Gelmetti (l'uccellino), Pietro Occhio (il gatto), Amaya Ugarteche (anatra) e Eugenio Kourtsev (nonno) «si vuole suggerire ai ragazzi – prosegue Maria Grazia Garofoli – che la cattiveria in se stessa non esiste. C'è semmai una diversità di cui non bisogna avere paura. E se una volta, nella fiaba originaria, il lupo veniva ucciso dai cacciatori, poi, in versioni successive e meno cruente, veniva catturato per essere rinchiuso in uno zoo, oggi Pierino e i suoi amici vogliono dimostrare ai cacciatori che non è né con il fucile né con la gabbia in uno zoo che si risolve il "problema" lupo. Pierino, novello San Francesco, riuscirà infatti con la palla a rendere innocuo il lupo coinvolgendolo in giochi e partite entusiasmanti e divertenti. Nello stile disneyano che da sempre antropomorfizza gli animali, il lupo è all’inizio un bullo poco di buono che si dà arie e fuma il sigaro. La vicenda, che presenta vari livelli di lettura, può dunque essere intesa anche come metafora di vicende umane. In questo caso la gabbia dello zoo da prigione dell’animale diventa prigione tout court. A maggior ragione, allora, la “redenzione” che passa attraverso il pallone e la socializzazione, acquista valore».