Dopo la Nijinska,
Balanchine,
Lifar e Rosen
anche
Maria Grazia Garofoli
si cimenta
con la difficile partitura
di Francis Poulenc




Trittico Novecento
– in scena al Teatro Filarmonico il 17, 18, 19, 20 e 22 novembre 2005 nell’ambito della stagione autunno-inverno della Fondazione Arena di Verona – propone tre balletti: una nuova creazione di Matteo Levaggi su musiche di Nyman, Pulcinella di Igor Strawinsky nella nuova coreografia di Paola Vezzosi, e Aubade di Francis Poulenc a firma di Maria Grazia Garofoli.
La Garofoli si cimenta così con un balletto mai eseguito a Verona.
Di Poulenc non è solo la musica, è anche il libretto. Andato in scena per la prima volta a Parigi il 19 giugno 1929 in un salone della residenza del visconte de Noailles con la coreografia della Nijinska, il balletto è – come ha lasciato scritto Poulenc – “un concert chorégraphique per pianoforte e diciotto strumenti che devono essere collocati sulla scena”.
La vicenda è quella di Atteone che dopo avere incontrato Diana viene trasformato in cervo e infine sbranato dai cani della dea.
Dopo la Nijinska, hanno ripreso questo balletto George Balanchine (Parigi, 1930), Serge Lifar (Montecarlo, 1946) e Heinz Rosen (Monaco 1961).

Sono numerosi i balletti ispirati alla dea greca personificazione della luna, dedita alla caccia e votata alla castità. Tra questi Diana e Endimione di Giuseppe Fabiani (Venezia, 1765), Diane et Endymion di Jean-Georges Noverre su musica di Starzer (Vienna, 1772), Diana di Onorato Viganò (Venezia, 1774) e La surprise de Diane di autore non bene identificato su musica di Joseph Wölf (Londra, 1805).
Da segnalare anche il libretto Die Göttin Diana scritto da Heinrich Heine nel 1854 per un balletto che non è mai stato messo in scena. Ironia del destino, stessa sorte è toccata al libretto Das Wunder der Diana scritto da Wellesz nel 1923.
Celeberrimo è infine il pas de deux Diana e Atteone dal balletto L’Esmeralda (1844) di Pugni-Perrot, su musica aggiunta nel 1886 da Riccardo Drigo che con la vicenda parigina di Esmeralda e Quasimodo ispirata a Notre Dame de Paris c’entra poco o nulla.