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Un Lago di forti suggestioni
di Daniela Bruna Adami, L'Arena 3 aprile 2005
La nebbia sale sul lago velando la luna piena, lorchestra suona il tema portante del balletto di Ciaikovski, il cigno entra e si mette in posa con la testa lievemente piegata sul braccio allungato mentre laltro braccio fluttua indietro come unala. Si rivela chiaro che il primo quadro, visto fino a quel momento, era solo una lunga ed esplicativa introduzione al racconto vero e proprio: lamore del principe Siegfried per la donna-cigno Odette, amore minato dagli incantesimi e dagli inganni del mago. È una scena che fa scorrere un brivido lungo la schiena al pubblico che gremisce il Filarmonico: si percepisce nettamente che dovrà accadere qualcosa di drammatico.
Da lì in poi tutto il Lago dei cigni sarà incentrato sui due protagonisti. E infatti lallestimento di Maria Grazia Garofoli per la Fondazione Arena, che ripropone la coreografia di Vladimir Lupov dello scorso anno, molto aderente alloriginaria di Petipa, questa volta taglia di netto tutte le digressioni che possono distrarre dalla storia damore o appesantirla. Il racconto risulta più chiaro, più asciutto, senza tempi di attesa.
Ci sono quasi solo cigni su questo bellissimo Lago in bianco e nero. Cigni di grande qualità, che assolvono egregiamente il loro compito di replicazione del destino di Odette, condannata a trasformarsi in cigno ad ogni levar del sole. Linee pressocché perfette e grande capacità dinsieme dei canonici trentadue cigni, ovvero sessantaquattro scarpette da punta che saltellano con una leggerezza non comune.
La stessa leggerezza che caratterizza la protagonista, Sofia Goumerova, la russa dalle gambe chilometriche. Forte di una tecnica solidissima e di una lunga frequentazione di questo balletto al Kirov, la Goumerova mostra una ottima capacità intepretativa da attrice consumata, che può permettersi i vezzi che vuole sia nella femminilità verginale di Odette sia nella seduttività della figlia del mago, Odile.
Accanto a lei le due figure maschili, che questo allestimento mette particolarmente in luce. Il principe ha le meravigliose fattezze e la formidabile tecnica dellétoile José Manuel Carreño, le cui piroette con una gamba tesa lasciano sempre senza fiato quasi come i celebri trentadue "fouettées" di Odile.
(...) Da segnalare ancora la lievità di Amaya Ugarteche e Simona Mangani; le prodezze di Massimo Schettini nel ruolo dellamico del principe; il difficile "passo a quattro" dei cignetti (Scilla Cattafesta, Teresa Strisciulli, Michela Lucia Viola e ancora la Mangani) anche questa volta di pregio. E, non ultima, la direzione dorchestra di David Garforth, intensa e piena di colore.
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